Ecco come si produce combustibile da ciņ che si butta
Produrre del combustibile dai rifiuti. E’ la fondamentale funzione a cui adempie il nostro impianto che, grazie al trattamento dei Rifiuti Solidi Urbani, riesce a dare origine al CDR, il Combustibile Derivato da Rifiuti che servirà poi a produrre energia elettrica in centrali adatte a questo scopo.
 
Ecco quali sono le fasi di questa importante trasformazione.
 
Il controllo in accettazione – Quando i rifiuti arrivano nell’impianto, prima di farli entrare all’ingresso viene effettuato un controllo sia sui mezzi che sul personale, per verificare se sono autorizzati ad avere accesso. Dopo tale verifica si procede con il rilevamento del peso del mezzo (peso lordo) e dopo lo scarico nella sezione di “ricezione” il mezzo ritorna sull’impianto di pesatura per calcolare la tara, in modo tale da ottenere il peso netto effettivo del rifiuto conferito.
 
Il ricevimento - Il rifiuto conferito viene scaricato in un capannone chiuso, dove per il primo trattamento del materiale viene utilizzato un “trituratore primario”, alimentato da una pala gommata. Questa triturazione serve per dare una prima riduzione di pezzatura, al fine di dosare in modo uniforme e costante le successive linee poste a valle. Durante questo tragitto avviene una prima separazione, quella dei materiali ferrosi presenti nei rifiuti, che una volta separati dal resto del rifiuto vengono inviati ad altri impianti per il recupero del ferro. In seguito, il rifiuto triturato subisce il processo di biostabilizzazione in biotunnel. Questo trattamento avviene in spazi chiusi realizzati in calcestruzzo, evitando così eventuali fuoriuscite di odori e polveri.  Il trattamento in biotunnel è intensivo e omogeneo per tutta la massa in trattamento ed è monitorato da un sistema di supervisione e di controllo.
 
La produzione di CDR - La separazione della frazione secca da quella umida, dopo la biostabilizzazione, si esegue con un “vaglio rotante” con fori calibrati. Il “vaglio rotante” grazie alla sua azione di rivoltamento opera una classificazione del materiale in base alle dimensioni. Successivamente, dopo una seconda separazione dai materiali ferrosi da inviare a recupero, avviene un’altra separazione del materiale per peso specifico utilizzando “l’aeraulico”, per ottenere una ottimale selezione del CDR. Dopo questa fase, avviene una seconda triturazione, necessaria per la definizione della pezzatura finale del CDR.
 
Il trasporto - Il CDR viene poi trasportato nelle centrali di combustione per la produzione di energia elettrica. E’ possibile spostarlo sfuso o in balle, con specifici mezzi regolarmente autorizzati dall’Albo Nazionale Gestori Ambientale. Per ridurre in CDR in balle si utilizza una “pressa imballatrice” che permette di compattare il CDR. Le balle vengono fasciate con film plastico da una “filmatrice” per facilitare e rendere sicure le operazioni di stoccaggio e trasporto dello stesso CDR. Il rivestimento infatti riduce i rischi di spargimenti incontrollati di materiale o di danneggiamento dello stesso da parte degli agenti atmosferici.
 
Gli scarti - Tutti gli scarti derivanti dalla produzione di CDR vengono conferiti nella discarica di soccorso a servizio, presente all’interno dello stesso impianto. Invece tutti i reflui recuperati, come ad esempio le acque meteoriche, le acque di processo derivante dalla biostabilizzazione o il percolato riveniente dalla discarica, vengono raccolti e inviati a impianti autorizzati per il successivo trattamento.
 
I controlli - Mensilmente, come da programma, vengono effettuati i Monitoraggi Ambientali al fine di effettuare tutti i controlli previsti dalla Normativa di Legge.

 
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